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03/07/2008
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Stampa
Intercettazioni: la preoccupazione dell'editoria libraria

L’Associazione Italiana Editori (AIE) esprime forte preoccupazione rispetto alle notizie diffuse nelle ultime settimane sul contenuto del disegno di legge “sulle intercettazioni” approvato dal Consiglio dei Ministri dello scorso 13 giugno, del quale sembra addirittura prefigurarsi la trasformazione in decreto-legge. A preoccupare non è solo in sé la previsione di pesantissime sanzioni pecuniarie a carico dell’editore sulle cui testate e sui cui libri venissero pubblicati atti o documenti di un procedimento penale contravvenendo alle previsioni di legge in materia, ma anche, e soprattutto, il tenore delle modifiche che con il disegno di legge verrebbero portate a queste norme.

Stando infatti alle informazioni diffuse, all’attuale divieto di pubblicazione degli “atti” non coperti da segreto prima della conclusione delle indagini preliminari ovvero sino al termine dell’udienza preliminare verrebbe aggiunto quello di pubblicare anche il contenuto degli stessi atti, il loro riassunto, la loro sintesi: ogni attività in sostanza tesa a fornire notizie rispetto all’indagine in corso, anche laddove non esista, o non esista più, il segreto.

Questa previsione, assieme al previsto apparato di sanzioni penali e amministrative, particolarmente accentuate in caso di atti di intercettazioni telefoniche, getta una pesante ombra sul rispetto di un principio cardine per la società civile e democratica, costituzionalmente sancito: quello della libertà di informazione e di stampa. Rendere immediatamente operanti le nuove norme attraverso un decreto-legge, sottraendole quindi al preventivo confronto parlamentare, aggraverebbe ulteriormente questo pericolo.

L’Associazione Italiana Editori è consapevole che ogni attività, non esclusa quella giornalistica ed editoriale, debba essere condotta secondo principi di correttezza e nel rispetto nella normativa a tutela di valori fondamentali come quella della privacy, ma non a costo di un soffocamento preventivo della possibilità di diffusione dell’informazione, di critica e di confronto su tutti i fatti della nostra vita che impedirebbe l’emergere del dibattito su temi di grande rilievo per i cittadini. Un’eccessiva penalizzazione dell’attività di informazione costringerebbe giornalisti ed editori a una censura preventiva e contraria ai principi di libertà democratica in vigore nei principali paesi occidentali e chiaramente affermati anche nella nostra Costituzione.

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